La violenza contro gli uomini nella famiglia – un approccio diverso

La violenza, fisica o psicologica, in ogni suo tratto, deve essere percepita come ingiusta e contrastata con severità a prescindere dal genere sessuale della vittima.

Invece, un fenomeno diffuso ed ingiustamente sottovalutato è quello degli uomini vittime di violenza domestica da parte delle donne.

Uomini che restano intrappolati in un crudele gioco di potere, che li conduce, senza che se ne rendano conto, verso la sottomissione psicologica alla compagna risultato di reiterati comportamenti abusanti.

Le storie di chi è abusato

Ci è capitato molte volte di dover assistere persone che si trovavano in questo genere di situazioni. I racconti di vita di chi si risveglia da questo incubo e trova la forza di chiedere aiuto sono tutti tristemente simili, caratterizzati da serrate critiche, costanti limitazioni alle frequentazioni, consuete invasioni della privacy e magari velate minacce (di perdere figli e casa), di fronte alle quali l’uomo resta profondamente ferito.

Un padre di famiglia che si è rivolto a noi, proprio pochi mesi fa, ha avuto bisogno di un deciso aiuto psicologico: era caduto in depressione, non si alzava dal letto, da giorni. Aveva abbandonato il lavoro, la vita.

Non si deve, infatti, pensare alle sole lacerazioni della pelle (per es. capelli strappati, morsi, graffi, mani schiacciate, calci e pugni), di cui, peraltro, anche l’uomo è spesso vittima, ma anche a quelle dell’anima, che insidiano l’autostima ed  a volte determinano l’insorgenza di problemi specifici, associati alla mancanza di riconoscimento della propria condizione (dipendenze, depressione, crisi d’ansia, insonnia).

Si tratta di rapporti svilenti  a tratti soffocanti, minati da continue e banali discussioni nel corso delle quali ogni pretesto (il carattere o le abitudini quotidiane) è occasione per esasperare il conflitto.

Spesso ciò che li accomuna è il generarsi di un ingiustificato senso di colpa nell’uomo ed il suo bisogno di ossequiare ogni desiderio della compagna sperando di renderla felice oppure, più realisticamente, di guadagnare un po’ di aspirato quieto vivere per sé e per i propri figli.

Il consiglio è di denunciare, sempre

Il vero tallone d’Achille della tutela in queste situazioni è rappresentato dalla riluttanza al racconto ed alla denuncia.

Infatti, quanto accade all’interno della coppia resta spesso inconfessato per anni, anche ai più stretti familiari, per il timore dell’uomo di apparire debole, di non essere ascoltato o creduto, di non trovare sostegno in una società che ha puntato i riflettori sul fenomeno diametralmente opposto, ossia quello della violenza sulle donne e che pare proiettato alla loro esclusiva tutela.

Frequentemente, gli unici testimoni di queste distorte dinamiche sono proprio i figli.

Cosicché, paradossalmente, coloro in nome dei quali si è disposti a tutto – compresa la rinuncia a se stessi – finiscono per essere ugualmente sacrificati ad un modello di famiglia patologico, dal quale non attingono fiducia ed amore, ma conflitto e disagi.

Gli stessi soffrendo silenziosamente, solo apparentemente distratti dal loro “crescere”, assistono inermi alle liti fra i genitori; la loro educazione diventa argomento di spinose critiche alla capacità genitoriale e vengono invitati a prendere le difese oppure a non imitare l’uno o l’altro.

Il problema principale è, quindi, la tardiva presa di consapevolezza che rende difficoltoso articolare un’adeguata, o meglio ancora, preventiva tutela.

Il forte diventa debole

Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, la perseveranza maschile nel tenere unita la famiglia, i compromessi a malincuore accettati, gli investimenti sproporzionati rispetto alle esigenze o alle capacità reali, si rilevano, agli occhi dell’uomo,  in tutta la loro inutilità, insensatezza e gravosità, solo quando la donna decide di esercitare il suo potere di allontanarlo da casa concretizzando una determinazione – in alcuni casi – pianificata da tempo.

A quel punto l’uomo, disorientato dall’improvvisa riacquistata libertà – che gli si presenta inizialmente con la maschera della solitudine – ormai indebolito si trova a fare i conti con le richieste economiche,  a volte eccessive, della compagna (di mantenimento o di accollo di debiti familiari) e di assegnazione della casa coniugale che spetta al genitore presso il quale restano collocati i figli, ossia nella maggioranza dei casi alla madre.

La situazione,  in alcune occasione, si riduce ad un’altalena fra pretese e concessioni di richieste economiche e di diritti di visita, così che il genitore non affidatario si ritrova vincolato all’esercizio del suo diritto ad essere padre secondo un calendario il cui rispetto viene messo in pericolo se la tensione nel rapporto resta alta.

Non mancano casi in cui, addirittura, ci si trova a far fronte ad una delicata e dolorosa situazione di “alienazione parentale” che consiste nel rifiuto del figlio di vedere un genitore in conseguenza della denigrazione continua di quest’ultimo da parte dell’altro.

Alla ricerca di un vero equilibrio

In conclusione, il modo migliore per uscire indenni da queste situazioni, od in generale da una situazione di violenza, e prevenire il verificarsi di epiloghi dolorosissimi, è accettare l’eventualità che il rapporto possa terminare, anche solo per l’altrui desiderio, e metterne a conto anticipatamente le conseguenze, non abdicare dal proprio ruolo di padre pretendendo di esercitarlo in ogni suo aspetto, ma evitare di farsi trascinare verso l’abbandono e la rovina economica.

Per fare ciò è necessario acquisire, prima possibile, la consapevolezza di essere vittima e reagire chiedendo aiuto alle Autorità ed agli specialisti (psicologi e legali) che possano aiutare, ciascuno nel proprio ambito, a raccogliere prove di quanto ancora accade od è accaduto ed a tutelare se stessi ed il rapporto con i figli anche nelle dinamiche giudiziarie, aspirando ad una regolamentazione dei diritti equilibrata e soddisfacente.

Ciascuno di noi ha il dovere di salvaguardare il proprio benessere, dal quale peraltro dipende anche quello dei figli, e di insegnare loro, dando l’esempio, che anche quando la vita appare piena di ostacoli e di dolore vi è sempre un modo per superarli ed essere felici.

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