TESTAMENTO BIOLOGICO – La nuova legge sulle D.A.T.

In questo articolo forniamo informazioni sul tanto discusso istituto del “testamento biologico”, che finalmente ha avuto un approdo legislativo del 2017. Chiariamo cosa sono le D.A.T. (cioè: disposizioni anticipate di trattamento), chi le può scrivere, come si redigono, come e dove si depositano, e soprattutto come si fa a farle valere al momento giusto.

Qualunque persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, nell’ottica di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, previa l’obbligatoria consultazione di un sanitario finalizzata all’assunzione di adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte, può esprimere l’orientamento sul “fine vita” e sui trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari.

L’esser stati catapultati in una situazione sanitaria emergenziale senza precedenti a causa di un virus, ancora senza cura specifica ed il cui decorso è caratterizzato da imprevedibili peggioramenti, ha focalizzato l’attenzione sull’opportunità resa dalle DAT, meglio note come testamento biologico o biotestamento disciplinate con L. 22 dicembre 2017 n. 219.

Il cuore della normativa di cui sopra, di certa ispirazione costituzionale ed in linea con i dettami dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, a tutela del diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona, è il principio per cui nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge.

Viene, quindi, valorizzata la relazione di cura e fiducia tra il paziente ed il medico e presidiato il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute con accesso ad informazioni comprensibili, complete ed aggiornate, su ogni aspetto di rilievo per la salute del paziente relative a diagnosi, prognosi, benefici e rischi degli accertamenti diagnostici, con indicazione, oltre che dei trattamenti sanitari indicati, anche delle possibili alternative e delle conseguenze dell’eventuale rifiuto alla sottoposizione.

Tutto ciò, a mezzo del consenso informato, che acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente, viene documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni e viene inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

E’ prevista, finché permane in capo al paziente la capacità di intendere e di volere, la facoltà di modificare le decisioni assunte esprimendo un rifiuto oppure una rinuncia, anch’essi annotati con la modalità di cui sopra, agli accertamenti diagnostici ed ai trattamenti sanitari (nei quali, a far data dal gennaio 2018, rientrano l’idratazione e la nutrizione artificiale in quanto trattasi di somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici).

Quindi, le disposizioni di volontà del paziente, come sopra rese e formalizzate, sono vincolanti per il personale sanitario, ragion per cui nell’attuarle, lo stesso è esente da responsabilità civile e penale, relativamente alle conseguenze causalmente connesse.

Diversa è la gestione del paziente in emergenza, nel corso della quale il medico assicura al paziente le cure necessarie nel rispetto della sua volontà ove le sue condizioni e le circostanze consentano di recepirle.

Da qui l’esigenza di esprimere le DAT da effettuarsi necessariamente con atto pubblico notarile, scrittura privata autenticata dal notaio, scrittura privata semplice consegnata personalmente dal disponente all’Ufficio dello Stato Civile del Comune di residenza del disponente oppure presso le strutture sanitarie, quindi con un atto che non sconta nessun tipo di imposta, tassa o diritto.

Nell’ipotesi in cui il paziente non sia in grado di firmare, le DAT possono essere espresse alla presenza di due testimoni attraverso una videoregistrazione o anche altro dispositivo atto alla comunicazione.

Il testamento biologico, finché permane la capacità di intendere e di volere in capo al paziente, può essere rinnovato, revocato o modificato in qualsiasi momento, nella stessa forma prescelta per la consacrazione delle DAT o, quando motivi di urgenza o altra impossibilità non consentono di rispettare la simmetria di forma, mediante dichiarazione verbale o videoregistrazione raccolta dal medico alla presenza di due testimoni.

La norma prevede la facoltà di nominare uno o più fiduciari – revocabili in qualsiasi momento, senza obbligo di motivazione, nelle stesse forme della nomina – necessariamente maggiorenni e capaci di intendere e volere e chiamati a svolgere la funzione di sostituire il disponente divenuto incapace nei rapporti con i medici o con le strutture sanitarie e di vigilare sulla corretta attuazione delle volontà del paziente.

Mentre la nomina congiunta di più fiduciari rischia di creare potenziali contrasti tra loro, ciò che pare consigliabile è la nomina di un secondo fiduciario che subentri nel caso in cui il primo nominato non voglia o si trovi impossibilitato ad accettare l’incarico posto che lo stesso è libero di accettare (in tal caso sottoscrive per accettazione la DAT e ne riceve una copia) o di rifiutare l’incarico e, comunque, può sempre rinunciarvi con atto scritto comunicato al disponente.

La figura del fiduciario non ha gli stessi poteri (di esprimere consenso e rifiuto alle cure) e non è sovrapponibile a quella del disponente, tant’è che lo stesso è vincolato al contenuto della DAT ed ha il monito di dover vigilare sull’attuazione delle volontà del paziente.

Di fatto, lo stesso potrà anche acconsentire a che le DAT siano disattese sempre e solo di concerto con i sanitari ed esclusivamente nei casi in cui queste ultime appaiano palesemente incongrue, non abbiano corrispondenza con la condizione clinica attuale del paziente oppure siano sopravvenute terapie nuove e/o, comunque, di applicazione imprevedibile all’epoca della redazione del testamento biologico.

La questione si complica in caso di disposizioni anticipate di trattamento incerte o lacunose che danno spazio all’interpretazione del fiduciario, in quanto le stesse non sono vincolanti per il medico, come se fosse direttamente pronunciata dal paziente, generando terreno fertile per contrasti da dover rimettere alla decisione di un giudice tutelare, su ricorso del rappresentante legale della persona interessata, ovvero dei soggetti di cui all’art. 406 c.c., del medico o del direttore della struttura sanitaria.

E’ bene precisare che le DAT conservano il loro valore prescrittivo per il medico e per la struttura sanitaria anche se il fiduciario non è indicato o se viene revocato e non sostituito oppure in caso di sua rinunzia o decesso.

In assenza di un fiduciario, ed in caso di necessità, sarà il giudice tutelare a giocare un ruolo chiave nell’intervenire nominando un fiduciario od investendo di tali compiti l’amministratore di sostegno.

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