COVID, nel ciclone delle speculazioni

Dall’inizio dell’emergenza causata dal Coronavirus sono difficilmente reperibili medicinali, strumenti e apparecchi medicali, disinfettanti e prodotti per l’igiene, alcuni dei quali divenuti, a tutti gli effetti, beni di prima necessità.

A disarmare ancor più gli animi, già bombardati da informazioni mediatiche nefaste, le notizie di evidenti anomalie fra l’assenza di tali merci sul mercato reale e la loro contestuale accessibilità, attraverso il commercio elettronico, ma a prezzi esorbitanti e di inchieste e sequestri sull’intero territorio nazionale per svariate ipotesi di reato.

Infatti, coloro che, in siffatta situazione, procedono alla vendita dei sopra citati beni a prezzi esageratamente alti al fine di realizzarne un ingiusto profitto, oppure, in presenza di una situazione di rarefazione o rincaro ne sottraggono all’utilizzazione o al consumo rilevanti quantità col fine di rivenderli a prezzi irragionevoli nel momento in cui la richiesta sarà altissima, potendo influire sugli altri venditori del settore che operano sul mercato, oltre a guadagnare il biasimo della cronaca, rischiano di vedersi contestare il reato di manovre speculative su merci, come previsto dall’art. 501 bis c.p.

E’ questa la norma invocata per contrastare siffatti fenomeni di distorsione dei mercati ed accaparramento di beni di largo consumo finalizzati all’accrescimento abnorme dei prezzi.

Il bene giuridico, oggetto di tutela, è l’interesse pubblicistico a che i prezzi si formino seguendo le fisiologiche regole del mercato o tramite l’intervento delle Autorità indipendenti.

Ciò, ovviamente, anche in difesa degli operatori che rispettano le esigenze del mercato e dei diritti dei consumatori al corretto bilanciamento fra il diritto di iniziativa economica privata ed i vincoli di solidarietà sociale.

La consumazione del reato richiede la sussistenza di comportamenti ritenuti in concreto potenzialmente idonei e di portata sufficientemente ampia da integrare un serio pericolo, per dimensioni dell’impresa o per la notevole quantità delle merci, di influenzare le fisiologiche regole del mercato interno traducendosi in un rincaro dei prezzi generalizzato, o, comunque, diffuso.

Si tratta di un reato a consumazione anticipata e di pericolo, dato che non è necessario un effettivo turbamento del mercato, ma solo l’idoneità della condotta.

Per garantire una reazione di contrasto efficace è previsto, in caso di flagranza, il sequestro delle merci con conseguente vendita coattiva immediata ed in caso di condanna l’applicazione della pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da euro 516 a 25.822.

Inoltre, la condanna importa l’interdizione dell’esercizio di attività commerciali o industriali per le quali sia richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza da parte dell’autorità, l’incapacità di contrarre con la pubblica amministrazione se commesso in danno o a vantaggio di una attività imprenditoriale, o comunque, in relazione ad essa, nonché la pubblicazione della sentenza.

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