In questo articolo vediamo in dettaglio chi può richiedere una negoziazione assistita in tema di separazione o divorzio, a quali fini può essere utile rispetto alla procedura ordinaria, che forme deve rispettare, e che cos’è una convenzione di negoziazione assistita.

Le coppie che intendono consensualmente separarsi, divorziare o sciogliere gli effetti civili del matrimonio ora possono evitare di rivolgersi al Tribunale ed utilizzare un metodo alternativo più semplice e veloce per regolamentare i propri diritti disponibili: la negoziazione assistita.
Questo metodo replica modelli ordinamentali esteri concepiti per diminuire il contenzioso giurisdizionale ed altro non è che un accordo col quale le parti, necessariamente assistite ciascuna dal proprio avvocato, cooperano in buona fede, con lealtà e riservatezza, per risolvere in via amichevole una controversia e può essere utilizzato anche per modificare concordemente le condizioni già fra loro in essere.

L’invito alla negoziazione assistita

Una delle due parti può prendere direttamente l’iniziativa di chiedere all’altra di regolare i loro rapporti tramite negoziazione assistita. Possono farlo anche entrambe le parti contestualmente e concordemente. Di norma la procedura prende avvio attraverso l’invito ad aderire alla negoziazione assistita entro un termine – il cui mancato rispetto equivale a rifiuto – e la successiva redazione di una convenzione.
Per velocizzare ancora di più le tempistiche, comunque significativamente inferiori rispetto a quelle del Tribunale, è possibile avviare la procedura sottoscrivendo direttamente la convenzione.

La forma della negoziazione assistita.

La convenzione deve, a pena di nullità, essere redatta in forma scritta e deve contenere l’oggetto della controversia, le regole di comportamento che le parti si impegnano a rispettare, il termine entro il quale perfezionare l’accordo (non inferiore a 30 giorni e non superiore a 3 mesi, prorogabili di ulteriori 30 giorni) e la firma delle parti autenticata dai legali.

La stesura dell’accordo – i figli minorenni

Infine, esperito il tentativo di conciliazione compiuto dagli avvocati, si passa alla stesura dell’accordo vero e proprio nel quale sono indicati gli avvisi di legge, le condizioni, patrimoniali e non della separazione e del divorzio, così come concordate fra le parti ad esito della trattiva aperta con la stipula della convenzione stessa.
Il contenuto di questi accordi non può violare diritti indisponibili, né essere contrario a norme imperative od all’ordine pubblico e deve contenere l’avviso della facoltà di ricorrere alla mediazione familiare.
In caso di prole minorenne deve altresì contenere l’informazione circa l’importanza per i figli di trascorrere tempi adeguati con ciascun genitore.


A seguito della sottoscrizione dell’accordo gli avvocati dovranno certificare l’autografia delle firme e la conformità dell’accordo alle norme imperative ed all’ordine pubblico.
Dopodiché i relativi documenti (convenzione, accordo, produzioni documentali, mandati ai difensori) vengono trasmessi, entro 10 giorni al Procuratore della Repubblica competente per la verifica della mera regolarità degli atti e l’apposizione del nullaosta oppure per la verifica della conformità delle condizioni pattuite all’interesse dei figli se vi sono minori, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap od incapaci.
Entro 10 giorni dall’avvenuto rilascio del nullaosta o dell’autorizzazione da parte della Procura, almeno uno dei legali trasmetterà copia autentica dell’accordo all’Ufficio di Stato Civile competente ai fini della trascrizione a margine dell’atto di matrimonio ed una copia dello stesso dovrà essere consegnata al Consiglio dell’Ordine di appartenenza.
L’accordo che compone la controversia costituisce titolo esecutivo e valido per l’iscrizione di ipoteca giudiziale, lo stesso può contenere anche atti negoziali comportanti il trasferimento di uno o più diritti di proprietà su beni immobili trascrivibile nei relativi registri se autenticato dal notaio.

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