Crioconservazione umana, aumentano le persone che credono nell’immortalità

Vita lunga, vita immortale?

Sconfiggere la morte è da sempre la massima ambizione del genere umano e sono sempre più, nel mondo, le persone che decidono di scommettere sulla possibilità, per sé o per i propri cari, di tornare in vita dopo la morte.

L’uomo ha fatto passi da gigante in ogni campo della scienza e della tecnologia riuscendo a curare malattie rare e tumorali ed a prolungare la durata della vita umana.

Purtroppo, nei confronti di alcune malattie, fra le quali anche il Covid – 19, o dell’inesorabile trascorrere del tempo, la scienza è ancora disarmata.

Per chi vi soccombe, la speranza, di alcuni, oggi, pare essere la crioconservazione ed il risveglio in un prossimo futuro in cui sarà possibile curarsi dalla malattia o dall’invecchiamento che ne hanno cagionato la morte.

In cosa consiste?

La crionica è una tecnica conservativa del corpo umano, o di parte di esso, a temperature bassissime, che ha già preso piede negli Stati Uniti ed in Russia, con centri di supporto dislocati nel mondo che prevede l’inizio del trattamento dopo l’arresto cardiaco, ma prima che i danni per l’encefalo diventino irreversibili.

La stessa si basa su ipotesi, ancora tutte da confermare, ossia che il trattamento di criogenesi non danneggi e degradi le strutture cerebrali o cellulari del corpo crioconservato e la memoria dell’individuo e che in futuro si scoprirà come riavviare il corpo alla vita.

Come funziona in concreto?

A decesso avvenuto viene riattivato il corpo con supporti meccanici ed in concomitanza vengono somministrate delle sostanze necessarie ad  evitare la comparsa di patologie ulteriori (ulcere ed ischemie) con abbassamento della temperatura già in fase di trasporto.

Il corpo, giunto nella sede indicata dalla società erogante il servizio, previa installazione di sonde per monitorare la risposta del cervello ai vari trattamenti, viene drenato del sangue sostituito con sostanze chimiche dette “crioprotettori”.

A questo punto si è pronti per la conservazione a lungo termine mediante immersione nell’azoto liquido, periodicamente sostituito, alla temperatura di conservazione, gradualmente raggiunta, di -196 °C.

Un primo successo.

Un passo importante è già stato raggiunto con la vetrificazione di campioni di tessuto ed in particolare di embrioni e cellule uovo utilizzati con successo nei trattamenti per la fertilità.

Nel nostro Paese, non vi sono ancora società che si occupano della crioconservazione, ma vi sono realtà in contatto con le società estere eroganti il servizio.

Nulla vieta, comunque, di sottoscrivere con le stesse i relativi contratti e manifestare validamente la propria volontà di sottoporsi al trattamento di crioconservazione (a mezzo di Disposizione Anticipata di Trattamento o testamento), ma  a livello pratico vi è da sciogliere qualche difficoltà burocratica per le quali è bene rivolgersi a professionisti competenti.

Si tratta, infatti, di un settore giuridico immeritatamente poco studiato che coinvolge competenze tra enti diversi (comuni – regioni –  aziende sanitarie – autorità giudiziaria), caratterizzato da continui rinvii al Regolamento del Ministero della Sanità di polizia mortuaria approvato con D.P.R. n. 285 del 10 settembre 1990 legittimato dal  Testo Unico delle Leggi Sanitarie approvato con R.D. n. 1265 del 27 luglio 1934, nonché dal complesso intreccio fra funzioni di stato civile e che, nonostante la nuova normativa in materia di trapianti di organi e tessuti e la procedura di semplificazione amministrativa, ancora necessita di attenta e specialistica competenza.

Il nodo gordiano è la necessità di sottoporre a tempestivo trattamento il deceduto che si scontra con la regolamentazione sul riscontro diagnostico e le denunce di morte, sulla modalità ed i tempi degli accertamenti dei decessi, sul periodo di osservazione dei cadaveri.

In particolare, tutto ruota intorno alle tempistiche necessarie al rilascio della dichiarazione di morte (atto con il quale si dichiara il decesso entro 24 ore dall’evento) e del certificato necroscopico rilasciato a seguito della visita del medico necroscopo (attese le 15 ore dalla morte e non oltre le 30 ore) per accertare l’effettività della morte.

I due termini, in ogni caso, sono derogabili se vengono utilizzati particolari dispositivi per l’accertamento strumentale della morte (elettrocardiografo).

A livello pratico, la soluzione più semplice pare essere quella di richiedere il trasporto da vivo presso la sede indicata dalla società erogante il servizio.

Diversamente sarà, comunque, ammesso il trasporto del cadavere presso la sede indicata dalla società erogante il servizio, dietro rilascio di autorizzazione amministrativa e di passaporto mortuario rispettivamente rilasciati dal Sindaco e dalla Prefettura competente.

Scienza o fantascienza?

Tutto questo, sarà frutto dell’illusione narcisistica di superare da soli la limitatezza di cui è intrisa la creatura umana o semplicemente la futura evoluzione della scienza?

Lo scopriremo, ma solo morendo.

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